BREVE STORIA DEL SANTUARIO PER I CETACEI AREA PELAGOS

L’iniziativa di creare una vasta area protetta nell’alto Mar Mediterraneo nasce nel mondo delle associazioni ambientaliste e degli istituti di ricerca. Nel 1988 l’Istituto di ricerca Tethys conduce uno studio approfondito, ispirato dal professor Giuseppe Notarbartolo di Sciara, che mostra la presenza di un’altissima concentrazione di cetacei nel Mediterraneo e particolarmente nel bacino Occidentale. Nel 1991, alla presenza del Principe Ranieri di Monaco, è presentato il progetto “Pelagos”, la prima proposta per la creazione di un’area di massima protezione per i cetacei del bacino corso – ligure – provenzale. Nel 1993, primo passo ufficiale per la creazione del Santuario: i rappresentanti dei Ministeri dell’Ambiente di Italia, Francia e Principato di Monaco firmano a Bruxelles una dichiarazione d’intenti relativa l’istituzione di un Santuario Internazionale dei Cetacei del Mar Ligure. Il 25 novembre 1999, i Governi di Italia, Francia, e Principato di Monaco, condividendo le istanze delle associazioni ambientaliste e dei cittadini sensibili, firmano a Roma l’accordo definitivo che sancisce l’istituzione del Santuario, un’area di circa 100.000 kmq che comprende le acque fra Tolone (costa francese), Capo Falcone (Sardegna occidentale), Capo Ferro (Sardegna orientale) e Fosso Chiarone (Toscana).

Nel 2001. quest’area è riconosciuta Area Specialmente Protetta dalla Convenzione di Barcellona (A.S.P.I.M.). Nel febbraio 2002, il Santuario Internazionale per i Cetacei è entrato definitivamente in vigore con la sua ratifica da parte delle tre nazioni (Italia, Francia, Principato di Monaco). Per la prima volta, dopo un lungo iter burocratico, una porzione rilevante del Mediterraneo è stata dichiarata zona protetta per via della particolare ricchezza della fauna marina che vi si trova: balenottere comuni, migliaia di stenelle e altri cetacei come i grampi, i capodogli, i tursiopi, i globicefali, i delfini comuni, le orche, gli zifi, le balenottere minori, le pseudorche…


“Ciò nonostante,
il nostro mare è in continuo pericolo, sempre minacciato da ogni sorta d’inquinamento, dalla pesca industriale, dalle navi sempre più numerose e veloci, dall’intenso traffico mercantile …

Il futuro del Santuario per i cetacei è ancora affidato, per la maggior parte, all’educazione, al senso di partecipazione e alla responsabilità civile di chi lo naviga .  Sono ancora le conoscenze scientifiche e il comportamento dei marinai e dei diportisti a tracciare la rotta per la tutela del mare.