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BATTIBALENO ARTE

L'art contemporain qui naît de l'intérêt pour la nature

L'arte contemporanea che origina dall'interesse per la natura

  “L’arte per cambiare le attitudini verso l’ambiente”

Il linguaggio universale dell’arte deve interpellare l’opinione pubblica, per  sensibilizzarla in maniera singolare e così servire da "attivatore" del cambiamento sociale. Le forme di espressione artistica, che si tratti di fotografia, di scultura o di installazioni, ispirate dal contatto con l’ambiente sono un modo di toccare la gente, di far nascere dentro di loro delle emozioni che, è questa la nostra speranza, le inciteranno ad impegnarsi per la salvaguardia del pianeta».
 

PHOTO               VIDEO               SCULTURA               PERFORMANCE               PEINTURE               POESIA     


 

 

PHOTO  

 

 

 

"GREY SEA"

©Alberto Marco Gattoni

 

(FOR SALE)  

 

 

 

 

 

 

 

 

"clouds and dolphins"

©Alberto Marco Gattoni

 

(FOR SALE)  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


(FOR SALE)

SCULPTURE

 

Emmanuel Chapalain e Paolo Anselmo

 

delfino.JPGbalenaanselmo.JPGGenova. Nell'ambito del salone Slow Fish, in collaborazione con Regione Liguria Assessorato al Turismo, Battibaleno organizza un incontro in due "round" fra pescatori e ambientalisti, aperto al pubblico. Incorniciano l'incontro le opere di due artisti contemporanei dedicate agli abitanti del mare. Le sculture del francese Emmanuel Chapalain lanciano un segnale d’allarme attraverso una visione futuristica dove squali, delfini e rappresentati in dimensione naturale,  adottano protezioni metalliche per affrontare la minaccia umana. Sono invece in ceramica le “sculture sottomarine” di Paolo Anselmo, che raccontano in maniera allegorica la natura degli abissi ancora inesplorati. 

Il video “reti d’alba” del videomaker Sieva Diamantakos, descrive in modo sognante la giornata di un pescatore.


VIDEO

 

"RIFRAZIONI"

 

http://www.youtube.com/watch?v=niruJ0rXUXg

 

Nato da un’idea di Alberto Marco Gattoni e realizzato con la collaborazione di  Sieva Diamantakos con il commento musicale  dei Port–Royal, il video "rifrazioni" è stato  presentato  al 46° Salone Nautico Internazionale di Genova per stimolare una riflessione sul rapporto squilibrato fra la terra e il mare.


" bolle di Luz "

 

YouTube - BATTIBALENO presenta: "Bolle di Luz"

 

Il video "Bolle di Luz", nato da un'idea del presidente di Battibaleno Alberto Marco Gattoni e sviluppata in collaborazione con il giovane e talentuoso film-maker Nicolas Stoppa, mostra l'artista Luz Aida Berardesca che crea, anima e manipola grandi e sempre nuove bolle di sapone, dietro le quali scorrono, in trasparenza, le immagini altrettanto magiche del Santuario. L'ambiente marino, come suggerisce il video "Bolle di Luz", presentato in anteprima al Galata Museo del mare e della navigazione di Genova in occasione della conferenza stampa di presentazione dell'operazione Delphis 2005, è retto da un equilibrio meraviglioso e nello stesso tempo estremamente fragile. (Montaggio e Musiche: Nicolas Stoppa - fotografia: Alberto Marco Gattoni e Nicolas Stoppa.)


PERFORMANCE

"Le balene, milioni di anni fa, nuotavano tra le colline

dove ora volano stormi d’uccelli"

 

 

“Balenaproject" di Claudia Losi

 

 

 

L’Associazione Battibaleno ha sostenuto moralmente e fattualmente, fin dall’inizio, qualche anno fa, questa piccola intrapresa, il progetto Balena.

Ciò che mi ha attratto dell’attività di questa associazione è stato il tipo di messaggio sostenuto: occorre imparare a guardare piuttosto che smaniare per vedere. Questo può avvenire, per esempio, attraverso il ‘tempo lungo’ e articolato della navigazione con barche senza motore. Così andare ad avvistare cetacei in mare aperto diventa veramente un viaggio, anche con l’incognita (quel rischio che ci infastidisce sempre più) di non trovare infine quello per cui eravamo andati. I nostri occhi, i nostri sensi, invece, si saranno fatti un poco più acuti e pronti. C’è un messaggio forte in questa modalità d’approccio al mare.

C’è rispetto, un elogio dell’attesa e della lentezza.

Un messaggio visionario e concreto a un tempo. Come talvolta fa l’arte. 

                   Claudia Losi

Balena project è un progetto iniziato nel 2001 da Claudia Losi (Piacenza, 1971), artista la cui ricerca ha come centro il rapporto tra arte e natura, attraverso la mediazione dell'uomo e dei suoi racconti. Concepito come un work in progress, è ispirato al ricchissimo immaginario che storicamente ha circondato questo gigantesco mammifero, sino alla contemporaneità e alle battaglie ecologiche di cui è spesso insegna e simbolo. A partire da un oggetto e dal suo nomadico viaggio, Balena project mira a raccogliere storie legate a luoghi e persone.

L'opera riproduce una balena della specie Physalus, che appare in scala reale e nella sua precisa conformazione anatomica. Il modello è stato realizzato con la consulenza dell'Associazione Battibaleno, ed è in seguito stata assemblata nei Lanifici Botto Giuseppe e presso i laboratori delle Confezioni Boglietti di Biella, aziende che hanno sostenuto il progetto fornendo il tessuto, la tecnologia e il personale per la cucitura. Lunga venticinque metri, quando è vuota si presenta come un'ampia "pelle" di lana. Il suo interno è accessibile, per poter essere "animato".

L’idea del progetto origina dal ritrovamento di ossa di balene in molte zone calcare dell’Appennino

settentrionale, da Asti sino a Bologna, nelle colline del Piacentino).

 

Una Balena Comune di dimensioni reali viaggerà per qualche anno in giro per l’Italia e in alcuni altri paesi che l’ospiteranno Questo progetto è intersezione di sguardi tutti legati da visioni di terra, di mare e di grandi cetacei. BALENA PROJECT è l'inizio una grande nuova avventura, di un lungo percorso di incontri nell’emozione di proteggere il mare. Concepito come un work in progress, il progetto è ispirato al ricchissimo immaginario che storicamente ha circondato questo gigantesco mammifero, sino alla contemporaneità e alle battaglie ecologiche di cui è spesso insegna e simbolo. Il progetto nasce nell’ambito dell’arte contemporanea ma, nello stesso tempo, contribuisce alla riflessione sulla tutela dell’ambiente. “Balenaproject” origina dall’interesse per la natura, da un’idea di natura in cui rientrano anche fondate preoccupazioni ecologiche e ampie riflessioni sociali e politiche che l’artista Claudia Losi trasfonde un oggetto unico e straordinario: una Balaenoptera Physalus di 23 metri in tessuto di lana grigia melangiata cucita a mano dalla stessa artista.

"WORK IN PROGRESS"

Milano 5 febbraio 2004

 

una Balena di 23 metri

si aggira in città

"La balena prende vita con la performance Animazione, appuntamento inaugurale del progetto artistico itinerante “Balenaproject” di Claudia Losi - giovane artista dall’importante esperienza internazionale - e dell’Associazione Battibaleno. Alcune persone, nascoste nel suo ventre, ne mimeranno scheletro e movimenti, vestite di rosso come il grill di cui alcuni cetacei si nutrono. Oltre alla pelle della balena e la performance Animazione fanno parte della mostra 12 disegni e il video Balena O.1 pre-animazione, realizzato in collaborazione con Daniele Signaroldi".

"E’ in tessuto di lana grigio melangiato, lunga 23 metri e alta 5. Naviga tra spazi d’arte, mussali e scientifici, partecipa ad eventi e manifestazioni che vogliono sensibilizzare alla tutela dell’ambiente marino. E’ possibile avvistarla dal 5 al 20 febbraio presso lo spazio Viafarini di Milano, prima tappa del lungo viaggio che la balena, o meglio, per il momento, la sua pelle, sta per intraprendere in attesa della definitiva messa a punto, e cioè del riempimento che la renderà tridimensionale".

 

 

 

 

Torino 29 giugno 2004

BALENA DI FIUME

 

"Ci piace l’idea di una Balena in riva a un fiume, arenata temporaneamente su una sponda  nel bel mezzi della città. Da qui Torino la si osserva dal basso, con uno strano sguardo che accompagna l’identificazione di ponti chieste e piazze".

"I Murazzi del Po sono un buon posto per una Balena".

 

 

 

 

Lerici, 11 settembre 2004

Balena in piazza

BalenaProject prosegue il percorso di incontri ed emozioni per sensibilizzare sull’importanza di proteggere il mare.Nella piazza di Lerici i bambini abbracciano la balena che, per la prima volta, si mostra nella pienezza del suo volume.

Oggi la Balena incontra alcuni speciali compagni di viaggio, pesci e balenotteri in stoffa realizzati dai bambini di Lerici e Sarzana coinvolti nel progetto.

 

 

 

 

I bimbi di Lerici portano la loro dote alla balena: piccoli pesci o cetacei realizzati in tessuto di lana durante il laboratorio didattico estivo organizzato dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione di Lerici. I bimbi di Sarzana, invece, porteranno una balena-mosaico‚ realizzata con frammenti di vetro raccolti dal fiume.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


peinture 

(FOR SALE)

 
   

 

 

 

http://chris-r.skyrock.com/

Christine Raibaldi 

   

http:web.mac.com/bert.art

Bertram Commeny


 

POESIA

 

GRAMPI NEL FONDO

di Matteo Meschiari

 

 

 

Grampo:

Grampus griseus (Cuvier 1812),

sottordine degli Odontoceti.

Delfinide dai 3,5 ai 4,3 m di lunghezza,

300-400 kg di peso,

livrea grigio acciaio

dalle inconfondibili graffiature bianche

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le nubi si torcevano vive, come schiuma in volo

bianche, contro un cielo d’abisso, nel vento del largo.

La spiaggia di piccoli sassi, grigi e rotondi, era curva, laggiù

piegava e si induriva nel promontorio, tuono della scogliera.

Nel mio occhio bagnato giravi come un granello di luce

lontanissimo ancora, rosa come papilla di madrepora

che pulsa e si ritrae per il respiro vago del calcare.

Poi sei cresciuto, ti sei fatto ragazzo, e raccoglievi

chinandoti conchiglie che non volevi conservare.

Le lanciavi nell’oceano-tempo come un’altra domanda

e l’undicesima onda te la rendeva, ma tu eri già andato via.

Così ti avvicinavi, ignaro di me, del mio occhio bagnato

che non poteva non vederti, non poteva fare un ultimo buio

abbassando la notte della palpebra suoi tuoi passi svogliati.

Solo adesso mi scorgi, ma ancora non capisci, guardi

ma non vedi, perché nelle pagine di mare della tua testa bionda

non c’è niente di simile a me, niente se non tronchi

graffiati, incrostati, fradici di mille e una notte di oceano.

E poi il mio colore non si distingue dai sassi della spiaggia:

grigio ardesia, grigio acciaio, e candide venature di quarzo

che disegnano geroglifici strani sulla mia pelle invecchiata.

Ti avvicini, e finalmente vedi le pinne, sbocconcellate dal tempo

dalle conchiglie dei giorni, e cerchi l’occhio, allo spigolo della bocca

ed eccolo lì, eccomi, sono io, spiaggiato senza speranza

un grampo venuto dal fondo per scombinarti lo stomaco.

 

 

2

 

Guardami. Fa scivolare le dita sui miei contorni di gomma.

C’è la pinna dorsale, come l’onda che disegnavi da bambino,

il morbido declivio della schiena, fino al salto della testa.

Vedi? Non sono un flessuoso delfino, non c’è traccia di rostro

la fronte cade a picco sul labbro, leggermente infossata

e quattordici denti, quattordici, uscivano dalla mandibola sfuggente.

Sono tozzo, pesante, più timido e riflessivo degli altri

ma ho avuto anch’io i miei giochi, le mie lotte nell’acqua

lontano dalle coste, dai bassifondi, dalle baie luccicanti come catini.

È tutto scritto quassù, sui segni della mia fronte quasi bianca

sui fianchi graffiati a giravolte, a nodi, a strisce parallele

come i disegni al buio di uno stecco incandescente

come fossili di idrogeno sulla lastra notturna del cielo.

Inutile provare a leggerli, dovresti tornare sui banchi di scuola

ma di corallo, questa volta, nelle aule blu, attraversate dalle correnti

a compitare su pallottolieri di vertebre di balena

e a scrivere nell’acqua con l’inchiostro dei calamari.

Ascolta me piuttosto, se i cigolii e i fischi della mia gola

somigliano a qualche lingua conosciuta, ascoltami

perché la mia pelle si asciuga, e non mi resta più molto da respirare.

 

 

3

 

Sì, forse capisci. Ti sei seduto a guardare, e se fischio o singhiozzo

in quest’aria che comincia a bruciare, che mi secca la lingua

tu trasali, spalanchi gli occhi, e in quei tuoi occhi io mi ci vedo

mi bagno ancora per poco nel tuo azzurro stupore.

Forse capisci, forse. Allora avvicinati alla mappa della mia pelle:

c’è il nero delle scarpate, le faglie, le forre profonde come l’ardesia

e il gesso bianco delle coste, delle linee di livello, delle correnti.

Là si radunavano i calamari, qui stazionavano le orche

e a destra del mio occhio, in quel lago di buio

nella calma tropicale, io, proprio io, sono nato.

Piccoli pesci mi solleticarono che ancora la placenta

non mi aveva svestito, nell’abbraccio meno caldo dell’acqua

crepitavano sulla mia pelle, lasciavano minuscole impronte di labbra

come zampe di uccelli sulle spiagge del mio inizio.

Il sangue fu diluito e disperso e nuvole di latte dolcissimo

passarono nel mio palato, piovvero tiepide, provai gioia

liquida, compatta, dal muso alla coda… ancora mia madre

ma già me stesso, carne fasciata dalle acque, stretta dal vuoto.

Tutto era buio e luce, freddo e tepore, compagnia e solitudine

ma qualcosa per me diceva già alla mia coda di spingere.

Il liquido salato mi succhiò in avanti, si richiuse, mi fermò

battei ancora la coda e scivolai, e tutto scivolò via, e ritornò…

a colpi di pinna per trentaquattro estati, da allora a ora, fino a qui.

Sono lo stesso corpo, sono io, anche ora, dopo tutti quei mari

tutto è scivolato via, e tutto è ritornato al suo momento:

mia madre ha ritrovato la sua spiaggia, e io sono arrivato alla mia.

 

 

4

 

Guardami, guarda. Questa cicatrice e questa sono state il primo squalo

e questa, così vicina al naso, ha sfiatato il primo sangue versato.

Ma la mia vita era all’inizio del cerchio, e non dovevo morire.

Cominciarono invece le prime cacce, giù nelle fosse

sulle scarpate sommerse dei continenti, nei pozzi

profumati di calamari, dove andavamo a picco per mangiare.

Cantavamo, mia madre ed io, e le seppie incantate si fermavano

a guardarci, e noi le coglievamo così, staccandole dalla vita.

I monti e le valli del mare erano buio e blu e canto

e le estati passarono, migrando, come greggi di crill.

Gli squali, una volta crescito, persero interesse al mio corpo

ma ecco le reti, i palangresi, le tonnare, a setacciare e raccogliere

sostentando vita e alimentando morte, per qualche idea che mi sfuggiva.

Alcuni di noi ci finirono per sbaglio, e noi li lasciammo al loro buio

anche se da lontano, negli strati dell’acqua, si udivano le loro grida.

Non potevamo impazzire per loro, non potevamo salvarli

e allora via, ad accettare altrove quel fardello di libertà

sapendo che siamo ciò che siamo, che c’è sofferenza e apertura

effimero e bellezza, diversità e movimento perpetuo.

Per fortuna i calamari finivano, e noi ci spostavamo a pascoli nuovi

finalmente via dalla condanna dell’immobile, dal laccio di un parallelo.

Salivamo a Nord o calavamo a Sud negli oceani, nei mari piccoli

oscillavamo come fusi tra i bassifondi delle coste e i timidi abissi

e in tutto quel tessere graffi di ordine e libertà amai soprattutto il caos.

L’ordine era nel numero delle vertebre, le stesse da madre a figlio

era nelle crescite del corallo, ma c’era anche il disordine che sparpaglia

che sgretola nella morte e ne alimenta altra, senza un perché.

C’era poco da sapere: l’ordine è la matrice e il disordine è vita.

 

 

5

 

Mi ascolti, ragazzo? Il sole scompare dietro la tua spalla dorata

e tu ti fai ombra lentamente, le nuvole sono gialle e rosa nella laguna

e stelle… appaiono già le prime stelle, quelle che mi hanno guidato

assieme al sole, al sapore del sale, al calore delle correnti

ai rumori dei fondali ignoti, che rimandavano l’eco dei nostri fischi.

Come tutto era silenzio! Un silenzio necessario, crudo

annidato nel boato della tempesta o nei canti notturni delle coste

ordine interno e moti selvaggi, qualcosa di insopportabile per il tuo mondo.

Allora il controcanto delle vostre macchine ha assordato il mare

percuotete anime di bronzo e corpi di bestie gonfiano intestini di ferro

reti spezzano cicli, interrompono senza perpetuare, e l’illusione

che vi aiuta vi uccide… siete dominio, siete oppressione

trasformate la caccia in qualcosa di osceno e furioso

il più feroce tra noi è un cacciatore, il più mite tra voi è un guerriero…

voi, focolai di sfinimento, voi, che non sapete più guarire

siete come un branco di orche che fa cerchio attorno alle prede

un anello di denti… ma le orche colpiscono e se ne vanno

mentre voi imprigionate per consumare domani

autoesclusi dal tutto, lontani troppo dalla danza crestata del caos.

I nostri sistemi selvaggi, il vostro sistema di oltraggi

l’ordine improprio dei vostri palamiti, la legge dei vostri arpioni

legno nelle vostre mani, ferro nelle nostre carni. Il mare, sì

è affilato come un dente, ma la sua vita selvaggia è per la vita

e col suo solo esserci denuda i vostri sbagli. Allora guerra al mare

e tempeste sonore sui morbidi discorsi delle specie…

 

 

6

 

Dove sei? Non ti vedo. Le stelle sono fiorite come madrepore

riconosco in loro la balena franca, la megattera, e là, piccolina

la fronte di mia madre, tutte costellate di graffi e funghi e parassiti

sulla notte delle loro pelli. Come splendono! E le terre selvagge

le grandi pianure del mare, a perdita d’occhio, i grandi animali…

balene come bisonti, capodogli come orsi, orche come lupi.

I globicefali vanno a Nord come le renne, i delfini brucano immensi

i grampi cercano la libertà, gli zifii sono soli… Dove sei?

Vedo la spiaggia scura, vedo gente che accorre

con fuochi e lame nei pugni…

Dove sei, ragazzo? Sei ancora lì? Dove sei?

Loro si avvicinano…

Mi hai ascoltato? Hai sentito la mia storia?

Astieniti dal primo colpo, allora, fallo per me

un grampo venuto dal profondo

per ritornare al tuo mare.

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