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Non sono prediche inutili

 

L'uomo è responsabile nei confronti di se stesso e di tutte le creature, del benessere del mondo. Per questo, noi dobbiamo esigere dagli scienziati anche la cura scientifica della crisi ambientale. come primo momento dell'autocontrollo. L'uomo, nei suoi rapporti con tutte le specie animali e vegetali, ha il dovere di farsi responsabile e custode del dono prezioso della vita in tutte le sue molteplici forme.

I Rappresentanti delle grandi religioni mondiali (in Terra Mater. Gubbio 1982)

 

Tutti sappiamo bene che le zone di miseria o di fame, che esistono sul nostro globo, avrebbero potuto essere "fertilizzate "in breve tempo, se i giganteschi investimenti per gli armamenti. che servono alla guerra e alla distruzione, fossero invece cambiati in investimenti per il nutrimento. che servono alla vita.

Giovanni Paolo II (1979)

 

E' un preconcetto arrogante l'affermare che gli esseri umani siano i signori e padroni del creato inferiore.

Al contrario, essendo dotati delle maggiori cose della vita, essi devono essere i tutori dell' inferiore regno animale.

Gandhi

 

Cosa sarebbe l'uomo senza gli animali ? Se tutti gli animali sparissero, l'uomo soccomberebbe in uno stato di solitudine. Poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade all'uomo. Tutte le cose sono legate fra loro.      

Capo indiano, Seattle

 

Non vi è alcuna specie animale sulla terra che non costituiscano, come voi, delle comunità.              

Maometto, Corano, VI,38

 

Vi sono tesori preziosi nella casa del giusto, ma l'uomo imprudente li dissiperà.          

Salomone, Proverbi 21.20 (X sec.a.C.)

 

 

LA SVOLTA È NEL  SALVARE L’AMBIENTE CON L’UOMO


Si avverte ai nostri giorni la crescente consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata, oltre che dalla corsa agli armamenti, dai conflitti regionali e dalle ingiustizie tuttora esistenti nei popoli e tra le nazioni, anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura, dal disordinato sfruttamento delle sue risorse e dal progressivo deterioramento della qualità della vita. Tale situazione genera un senso di precarietà e di insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo, di accaparramento e di prevaricazione.

Di fronte al diffuso degrado ambientale l’umanità si rende ormai conto che non si può continuare ad usare i beni della terra come nel passato. L’opinione pubblica ed i responsabili politici ne sono preoccupati, mentre studiosi delle più diverse discipline ne esaminano le cause. Sta così formandosi una coscienza ecologica, che non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete.

 

Non pochi valori etici, di fondamentale importanza per lo sviluppo di una società pacifica, hanno una diretta relazione con la questione ambientale. L’interdipendenza delle molte sfide, che il mondo odierno deve affrontare, conferma l’esigenza di soluzioni coordinate, basate su una coerente visione morale del mondo.

Per il cristiano una tale visione poggia sulle convinzioni religiose attinte alla Rivelazione.

Ecco perché, all’inizio di questo messaggio, desidero richiamare il racconto biblico della creazione, e mi auguro che coloro i quali non condividono le nostre convinzioni di fede possano egualmente trovarvi utili spunti per una comune linea di riflessione e di impegno.

 

Se l’uomo non è in pace con Dio, la terra stessa non è in pace: «Per questo è in lutto il paese e chiunque vi abita langue, insieme con gli animali della terra e con gli uccelli del cielo; perfino i pesci del mare periranno» (Os 4,3). L’esperienza di questa «sofferenza» della terra è comune anche a coloro che non condividono la nostra fede in Dio. Stanno, infatti, sotto gli occhi di tutti le crescenti devastazioni causate nel mondo della natura dal comportamento di uomini indifferenti alle esigenze recondite, eppure chiaramente avvertibili, dell’ordine e dell’armonia che lo reggono. Ci si chiede, pertanto, con ansia se si possa ancora porre rimedio ai danni provocati. E’ evidente che un’idonea soluzione non può consistere semplicemente in una migliore gestione, o in un uso meno irrazionale delle risorse della terra. Pur riconoscendo l’utilità pratica di simili misure, sembra necessario risalire alle origini e affrontare nel suo insieme la profonda crisi morale, di cui il degrado ambientale è uno degli aspetti preoccupanti.

 

La crisi ecologica: un problema morale

Alcuni elementi della presente crisi ecologica ne rivelano in modo evidente il carattere morale. Tra essi, in primo luogo, è da annoverare l’applicazione indiscriminata dei progressi scientifici e tecnologici. Molte recenti scoperte hanno arrecato innegabili benefici all’umanità; esse, anzi, manifestano quanto sia nobile la vocazione dell’uomo a partecipare responsabilmente all’azione creatrice di Dio nel mondo. Si è, però, constatato che la applicazione di talune scoperte nell’ambito industriale ed agricolo produce, a lungo termine, effetti negativi. Ciò ha messo crudamente in rilievo come ogni intervento in un’area dell’ecosistema non possa prescindere dal considerare le sue conseguenze in altre aree e, in generale, sul benessere delle future generazioni.

 

Il graduale esaurimento dello strato di ozono e l’«effetto serra» hanno ormai raggiunto dimensioni critiche a causa della crescente diffusione delle industrie, delle grandi concentrazioni urbane e dei consumi energetici. Scarichi industriali, gas prodotti dalla combustione di carburanti fossili, incontrollata deforestazione, uso di alcuni tipi di diserbanti, refrigeranti e propellenti: tutto ciò - com’è noto - nuoce all’atmosfera ed all’ambiente. Ne sono derivati molteplici cambiamenti meteorologici ed atmosferici, i cui effetti vanno dai danni alla salute alla possibile futura sommersione delle terre basse. Mentre in alcuni casi il danno forse è ormai irreversibile, in molti altri esso può ancora essere arrestato. E’ doveroso, pertanto, che l’intera comunità umana - individui, Stati ed organismi internazionali - assuma seriamente le proprie responsabilità.

 

Ma il segno più profondo e più grave delle implicazioni morali, insite nella questione ecologica, è costituito dalla mancanza di rispetto per la vita, quale si avverte in molti comportamenti inquinanti. Spesso le ragioni della produzione prevalgono sulla dignità del lavoratore e gli interessi economici vengono prima del bene delle singole persone, se non addirittura di quello di intere popolazioni. In questi casi, l’inquinamento o la distruzione riduttiva e innaturale, che talora configura un vero e proprio disprezzo dell’uomo. Parimenti, delicati equilibri ecologici vengono sconvolti per un’incontrollata distruzione delle specie animali e vegetali o per un incauto sfruttamento delle risorse; e tutto ciò - giova ricordare - anche se compiuto nei nome del progresso e del benessere, non torna, in effetti, a vantaggio dell’umanità.

 

Infine, non si può non guardare con profonda inquietudine alle formidabili possibilità della ricerca biologica. Forse non è ancora in grado di misurare i turbamenti indotti in natura da una indiscriminata manipolazione genetica e dallo sviluppo sconsiderato di nuove specie di piante e forme di vita animale, per non parlare di inaccettabili interventi sulle origini della stessa vita umana. A nessuno sfugge come, in un settore così delicato, l’indifferenza o il rifiuto delle norme etiche fondamentali portino l’uomo alla soglia stessa dell’autodistruzione. E’ il rispetto per la vita e, in primo luogo, per la dignità della persona umana la fondamentale norma ispiratrice di un sa-no progresso economico, industriale e scientifico. E’ a tutti evidente la complessità del problema ecologico. Esistono, tuttavia, alcuni principi basilari che, nel rispetto della legittima autonomia e della specifica competenza di quanti sono in esso impegnati, possono indirizzare la ricerca verso idonee e durature soluzioni. Si tratta di principi essenziali per la costruzione di una società pacifica, la quale non può ignorare nél rispetto per la vita, né il senso dell’integrità del creato.

 

Alla ricerca di una soluzione

Teologia, filosofia e scienza concordano nella visione di un universo armonioso, cioè di un vero «cosmo», dotato di una sua integrità e di un suo interno e dinamico equilibrio. Questo ordine deve essere rispettato: l’umanità è chiamata ad esplorarlo, a scoprirlo con prudente cautela e a farne poi uso salvaguardando la sua integrità. D’altra parte, la terra è essenzialmente un’eredità comune, i cui frutti devono essere a beneficio di tutti. «Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e popoli», ha riaffermato il Concilio Vaticano 11 («Gaudium et Spes», 69). Ciò ha dirette implicazioni per il nostro problema. E’ ingiusto che pochi privilegiati continuino ad accumulare beni superflui dilapidando le risorse disponibili, quando moltitudini di persone vivono in condizioni di miseria, al livello minimo di sostentamento. Ed è ora la stessa drammatica dimensione del dissesto ecologico ad insegnarci quanto la cupidigia e l’egoismo, individuali o collettivi, siano contrari all’ordine del creato, nel quale è inscritta anche la mutua interdipendenza.

 

I concetti di ordine nell’universo e di eredità comune mettono entrambi in rilievo che è necessario un sistema di gestione delle risorse della terra meglio coordinato a livello internazionale. Le dimensioni dei problemi ambientali è superabile in molti casi, oltre i confini dei singoli Stati: la loro soluzione, dunque può essere trovata unicamente a livello nazionale. Recentemente sono stati registrati alcuni promettenti passi verso questa auspicata azione internazionale, ma gli strumenti e gli organismi esistenti sono ancora inadeguati allo sviluppo di un piano coordinato di intervento. Ostacoli politici, forme di nazionalismo esagerato ed interessi economici, per non ricordare che alcuni fattori, rallentano, o addirittura impediscono la cooperazione internazionale e l’adozione di efficaci iniziative a lungo termine.

L’assenta necessità di un’azione concertata a livello internazionale non comporta certo una diminuzione della responsabilità dei singoli Stati. Questi, infatti, debbono non solo dare applicazione alle norme approvate insieme con le autorità di altri Stati, ma anche favorire, alloro interno, un adeguato assetto socio-economico, con particolare attenzione ai settori più vulnerabili della società. Spetta ad ogni Stato, nell’ambito del proprio territorio, il compito di prevenire il degrado dell’atmosfera e della biosfera, controllando attentamente, tra l’altro, gli effetti delle nuove scoperte tecnologiche o scientifiche, ed offrendo ai propri cittadini la garanzia di non essere esposti ad agenti inquinanti o a rifiuti tossici. Oggi si parla sempre più insistentemente del diritto ad un ambiente sicuro, come di un diritto che dovrà rientrare in un’aggiornata carta dei diritti dell’uomo.

 

L’urgenza di una nuova solidarietà

La crisi ecologica pone in evidenza l’urgente necessità morale di una nuova solidarietà, specialmente nei rapporti tra i paesi in via di sviluppo e i paesi altamente industrializzati.

Gli Stati debbono mostrarsi sempre più solidali e fra loro complementari nel promuovere lo sviluppo di un ambiente naturale e sociale pacifico e salubre. Ai paesi da poco industrializzati, per esempio, non si può chiedere di applicare alle proprie industrie nascenti certe norme ambientali restrittive, se gli Stati industrializzati non le applicano per primi alloro interno. Da parte loro, i paesi in via di industrializzazione non possono moralmente ripetere gli errori compiuti da altri nel passato, continuando a danneggiare l’ambiente con prodotti inquinanti, deforestazioni eccessive o sfruttamento illimitato di risorse inesauribili. In questo stesso contesto è urgente trovare una soluzione al problema del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti tossici. Nessun piano, nessuna organizzazione, tuttavia, sarà in grado di operare i cambiamenti intravisti, se i responsabili delle nazioni di tutto il mondo non saranno veramente convinti della assoluta necessità di questa nuova solidarietà, che la crisi ecologica richiede e che è essenziale per la pace. Tale esigenza offrirà opportune occasioni per consolidare le pacifiche relazioni tra gli Stati.

 

Occorre anche aggiungere che non si otterrà il giusto equilibrio ecologico, se non saranno affrontate direttamente le forme strutturali di povertà esistenti nel mondo. Ad esempio, la povertà rurale e la distribuzione della terra in molti paesi hanno portato ad un’agricoltura di mera sussistenza e all’impoverimento dei terreni. Quando la terra non produce più, molti contadini si trasferiscono in altre zone, incrementando spesso il processo di deforestazione incontrollata, o si stabiliscono in centri urbani già carenti di strutture e servizi. Inoltre, alcuni paesi fortemente indebitati stanno distruggendo il loro patrimonio naturale con la conseguenza di irrimediabile squilibri ecologici, pur di ottenere nuovi prodotti di esportazione. Di fronte a tali situazioni, tuttavia, mettere sotto accusa soltanto i poveri per gli effetti ambientali negativi da essi provocati, sarebbe un modo inaccettabile di valutare le responsabilità. Occorre, piuttosto, aiutare i poveri, a cui la terra e affidata come a tutti gli altri, a superare la loro povertà, e ciò richiede una coraggiosa riforma delle strutture e nuovi schemi nei rapporti tra gli Stati e i popoli.

 

Ma c’è un’altra pericolosa minaccia che ci sovrasta: la guerra. La scienza moderna dispone già, purtroppo, della capacità di modificare l’ambiente con intenti ostili, e tale manomissione potrebbe avere a lunga scadenza effetti imprevedibili e ancora più gravi. Nonostante che accordi internazionali proibiscano la guerra chimica, batteriologica e biologica, sta di fatto che nei laboratori continua la ricerca per lo sviluppo di nuove armi offensive, capaci di alterare gli equilibri naturali. Oggi qualsiasi forma di guerra su scala mondiale causerebbe incalcolabili danni ecologici. Ma anche le guerre locali o regionali, per limitate che siano, non solo distruggono le vite umane e le strutture della società, ma danneggiano la terra, rovinando i raccolti e la vegetazione e avvelenando i terreni e le acque. I sopravvissuti alla guerra si trovano nella necessità di iniziare una nuova vita in condizioni naturali molto difficili, che creano a loro volta situazioni di grave disagio sociale, con conseguenze negative anche di ordine ambientale.

 

La società odierna non troverà soluzione al problema ecologico, se non rivedrà seriamente il suo stile di vita. In molte parti del mondo essa è incline all’edonismo e al consumismo e resta indifferente ai danni che ne derivano. Come ho già osservato, la gravità della situazione ecologica rivela quanto sia profonda la crisi morale dell’uomo. Se manca ìl senso del valore della persona e della vita umana, ci si disinteressa degli altri e della terra. L’austerità, la temperanza, la autodisciplina e lo spirito di sacrificio devono informare la vita di ogni giorno affinché non si sia costretti da parte di tutti a subire le conseguenze negative della noncuranza dei pochi. C’è dunque l’urgente bisogno di educare alla responsabilità ecologica: responsabilità verso gli altri; responsabilità verso l’ambiente. E un’educazione che non può essere basata semplicemente sul sentimento o su un indefinito velleitarismo. 11 suo fine non può essere né ideologico né politico, e la sua impostazione non può poggiare sul rifiuto del mondo moderno o sul vago desiderio di un ritorno al «paradiso perduto». La vera educazione alla responsabilità comporta un’autentica conversione nel modo di pensare e nel comportamento.

 

Al riguardo, le Chiese e le altre istituzioni religiose, gli organismi governativi, anzi tutti i componenti della società hanno un preciso ruolo da svolgere. Prima educatrice, comunque, rimane la famiglia, nella quale il fanciullo impara a rispettare il prossimo e ad amare la natura.

 

Non si può trascurare, infine, il valore estetico del creato. Il contatto con la natura è di per sè profondamente rigeneratore come la contemplazione del suo splendore dona pace e serenità. La Bibbia parla spesso della bontà e della bellezza della creazione, chiamata a dar gloria a Dio (cfr. ex gr., Gen 1,4 ss; SaI 8,2; l04[l03},lss; Sap 13,3-5; Sir 39,16.33; 43,1.9).

Forse più difficile, ma non meno intensa, può essere la contemplazione delle opere dell’ingegno umano. Anche le città possono avere una loro particolare bellezza, che deve spingere le persone a tutelare l’ambiente circostante. Una buona pianificazione urbana è un aspetto importante della protezione ambientale, e il rispetto per le caratteristiche morfologiche della terra e un indispensabile requisito per ogni insediamento ecologicamente corretto. Non va trascurata, insomma, la relazione che c’è tra un’adeguata educazione estetica e il mantenimento di un ambiente sano.

 

La questione ecologica: una responsabilità di tutti

Oggi la questione ecologica ha assunto tali dimensioni da coinvolgere la responsabilità di tutti. 1 vari aspetti di essa, che ho illustrato, indicano la necessità di sforzi concordati, al fine di stabilire i rispettivi doveri ed impegni dei singoli, dei popoli, degli Stati e della comunità internazionale. Ciò non solo va di pari passo con i tentativi di costruire la vera pace, ma oggettivamente li conferma e li rafforza. Inserendo la questione ecologica nel più vasto contesto della causa della pace nella società umana, ci si rende meglio conto di quanto sia importante prestare attenzione a ciò che la terra e l’atmosfera ci rivelano: nell’universo esiste un ordine che deve essere rispettato; la persona umana, dotata della possibilità di libera scelta, ha una grave responsabilità per la conservazione di questo ordine, anche in vista del benessere delle generazioni future. La crisi ecologica - ripeto ancora - è un problema morale. Anche gli uomini e le donne che non hanno particolari convinzioni religiose, per il senso delle proprie responsabilità nei confronti del bene comune, riconoscono il loro dovere di contribuire al risanamento dell’ambiente. A maggior ragione, coloro che credono in Dio creatore e, quindi, sono convinti che nel mondo esiste un ordine ben definito e finalizzato devono sentirsi chiamati ad occuparsi del problema. I cristiani, in particolare, avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede. Essi, pertanto, sono consapevoli del vasto campo di cooperazione ecumenica ed interreligiosa che si apre dinanzi a loro.

 

A conclusione di questo messaggio, desidero rivolgermi direttamente ai miei fratelli e alle mie sorelle della Chiesa cattolica per ricordare loro l’importante obbligo di prendersi cura di tutto il creato. L’impegno del credente per un ambiente sano nasce direttamente dalla sua fède in Dio creatore, dalla valutazione degli effetti del peccato originale e dei peccati personali e dalla certezza di essere stato redento da Cristo. 11 rispetto per la vita e per la dignità della persona umana include anche il rispetto e la cura del creato, che è chiamato ad unirsi all’uomo per glorificare Dio (cfr. Sai 148[147] et Sai 96[95]).

San Francesco d’Assisi, che nel 1979 ho proclamato celeste patrono dei cultori del l’ecologia (cfr. «Inte Sanctos»: AAS 71 [1979], 1509s), offre ai cristiani l’esempio dell’autentico e pieno rispetto per l’integrità del creato. Amico dei poveri, amato dalle creature di Dio, egli invitò tutti - animali, piante, forze naturali, anche fratello sole e sorella luna - ad onorare e lodare il Signore.

 

Dal Poverello di Assisi ci viene la testimonianza che, essendo in pace con Dio, possiamo meglio dedicarci a costruire la pace con tutto il creato, la quale è inseparabile dalla pace tra i popoli. Auspico che la sua ispirazione ci aiuti a conservare sempre vivo il senso della «fraternità» con tutte le cose create buone e belle da Dio onnipotente, e ci ricordi il grave dovere di rispettarle e custodirle con cura, nel quadro della più vasta e più alta fraternità umana.

 

(Dal Messaggio di Giovanni Paolo II per la XXIII giornata mondiale della pace 1 gennaio 1990)

 


 (XXIII Giornata Mondiale del Turismo - 27 settembre 2002) 

 

“…Fra gli innumerevoli turisti che ogni anno "girano il mondo", ve ne sono non pochi che si pongono in viaggio con l'esplicito scopo di andare alla scoperta della natura, esplorandola fino negli angoli più reconditi.

Un turismo intelligente tende a valorizzare le bellezze del creato ed orienta l'uomo ad accostarsi ad esse con rispetto, godendone ma senza alterarne l'equilibrio.”

“Come negare però che l'umanità stia oggi vivendo, purtroppo, un'emergenza ecologica? Un certo turismo selvaggio ha contribuito, e tuttora contribuisce, a tale scempio, per via anche di impianti turistici costruiti senza una pianificazione rispettosa dell'impatto ambientale.”

“Il dissesto ambientale, in effetti, mostra con evidenza alcune delle conseguenze delle scelte operate secondo interessi particolaristici, non rispondenti alle esigenze proprie della dignità dell'uomo. Prevale spesso la sfrenata bramosia di accumulare ricchezze, che impedisce di ascoltare l'allarmante grido di povertà di popoli interi. In altre parole, l'egoistica ricerca del proprio benessere induce ad ignorare le legittime aspettative delle generazioni presenti e di quelle future.”

“Un approccio meno aggressivo all'ambiente naturale aiuterà a scoprire e ad apprezzare meglio i beni affidati alla responsabilità di tutti e di ciascuno. Conoscere da vicino la fragilità di molti aspetti della natura conferirà una maggiore consapevolezza dell'urgenza di adeguate misure di protezione, per porre fine allo sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali. L'attenzione e il rispetto per la natura potranno favorire sentimenti di solidarietà verso uomini e donne, il cui ambiente umano viene costantemente aggredito dallo sfruttamento, dalla povertà, dalla fame o dalla mancanza di educazione e di salute. Spetta a tutti, ma soprattutto agli operatori del settore turistico, agire in modo tale che questi obiettivi diventino realtà.

 


 

"La tutela dell'ambiente" è un impegno e una sfida "dell'etica e del diritto".

"l'uomo che ha devastato pianure e vani boscosi, inquinato acque, deformato l'habitat, reso irrespirabile l'aria, sconvolto i sistemi idrogeologici, desertificato spazi, compiuto forme di industrializzazione selvaggia ha deluso l'attesa divina". Dio ha dato all'uomo la responsabilità sulla natura.

"L'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio", è chiamato ad essere suo collaboratore"

“Proprio perché esclusivamente preoccupati della quantità dei beni materiali anche superflui, ci si è dimenticati che l'uomo non vive di solo pane, ma anche di beni culturali, di beni spirituali e religiosi.”

 Sono necessari un nuovo approccio ed una nuova cultura fondati sulla centralità della persona umana in seno al creato e ispirati da un comportamento basato su un'etica ambientale derivante dal nostro triplice rapporto con Dio, con se stessi

e con il creato.

“Quest'etica promuove l'interdipendenza e sottolinea i principi di solidarietà universale, giustizia sociale e responsabilità al fine di promuovere un'autentica cultura della vita.

In secondo luogo dobbiamo ammettere francamente che l'umanità ha diritto a qualcosa di meglio di quello che vediamo intorno a noi.”

”Noi e ancor più i nostri figli e le future generazioni abbiamo diritto ad un mondo migliore, un mondo libero dal degrado, dalla violenza e dallo

spargimento di sangue, un mondo di generosità e di amore”.

 

Per questo invitiamo tutti gli uomini e tutte le donne di buona volontà a valutare l'importanza dei seguenti obiettivi etici:

 

1.      Pensare ai bambini del mondo quando elaboriamo e valutiamo le nostre scelte operative.

2.      Essere disposti a studiare i valori autentici basati sul diritto naturale, i quali sostengono ogni cultura umana.

3.      Utilizzare la scienza e la tecnologia in modo pieno e costruttivo, riconoscendo che i risultati della scienza devono essere sempre valutati alla luce della centralità della persona umana, del bene comune e dello scopo insito nel creato. La scienza può aiutarci a correggere gli errori del passato per migliorare il benessere spirituale e materiale delle generazioni presenti e future. Sarà l'amore per i nostri figli a mostrarci il cammino da seguire in futuro.

4.      Essere umili a proposito dell'idea di proprietà ed essere disponibili alle esigenze della solidarietà. La nostra condizione mortale e la nostra debolezza di giudizio, insieme, ci mettono in guardia dall'intraprendere azioni irreversibili nei confronti di quanto abbiamo scelto di considerare nostra proprietà nel corso della nostra breve esistenza terrena. Non ci è stato concesso un potere illimitato sul creato. Siamo solo amministratori del patrimonio comune.

5.      Riconoscere la diversità delle situazioni e delle responsabilità nell'opera volta a conseguire un ambiente mondiale migliore. Non ci possiamo aspettare che ogni persona e ogni istituzione si carichino dello stesso fardello. Ognuno ha un ruolo da svolgere, ma affinché si rispettino le esigenze di giustizia e di carità, le società più ricche devono portare il fardello più pesante ed è richiesto loro un sacrificio maggiore di quello che può essere offerto dai poveri. Religioni, Governi e Istituzioni devono affrontare molte situazioni diverse, ma sulla base del principio di sussidiarietà possono tutti svolgere alcuni compiti, alcuni ruoli nello sforzo comune.

6.      Promuovere un approccio pacifico alle divergenze d'opinione sul modo di vivere sulla terra, di condividerla e di usufruirne, su cosa cambiare e su cosa lasciare immutato. Non è nostro desiderio eludere la controversia sull'ambiente perché confidiamo nelle capacità della ragione umana e nella via del dialogo per raggiungere un'intesa. Ci impegniamo a rispettare le opinioni di chi non è d'accordo con noi, cercando soluzioni mediante lo scambio aperto, senza ricorrere all'oppressione e alla prevaricazione. Non è troppo tardi. Il mondo creato da Dio possiede incredibili poteri di guarigione. Nell'arco di una sola generazione possiamo indirizzare la terra verso il futuro dei nostri figli. Che quella generazione inizi ora, con l'aiuto e con la benedizione di Dio!

 

(Dichiarazione congiunta di Sua Santità Giovanni Paolo Il  e di Sua Santità Bartholomaios I  Roma-Venezia,  10 giugno 2002)

 

Questi documenti in versione integrale sono disponibili dal sito: www.ildialogo.org/ambiente