Etimo Balaenoptera: dal latino Balaena (a sua volta derivato dal greco Phalaina, balena), e dal greco pteron (= ala o pinna), a indicare un genere di Misticeti caraneristicamente provvisto di pinna dorsale. Physalus: dal greco physalos (derivazione del verbo physao, soffiare), utilizzato da Oppiano per designare un cetaceo: di certo in riferimento alla vistosa e rumorosa caratteristica del soffio. Rorqual e rorcual:dall'antico norvegese rohrval, balena di color rosso, forse in relazione al colore rosato della regione gelare quando i solchi sono distesi. Fin whale, Finback whale (termini comuni in inglese) indicano anch'essi una delle principali caratteristiche delle Balenottere: di avere una pinna dorsale.
Nomi comuni in altre lingue: Inglese:
Fin whale, Finback whale, Common rorqual Spagnolo: Rorcual comun Catalano:
Rorqual comù Francese: Rorqual commun Tedesco: Finnwal Croato: Sjeverni kit
Albanese: Balene kokemadhe Greco: Pterafálaina Russo: Sel'dyanoi polosatik
Turco: Uzun balina Ebraico: Liwyatan mazui Maltese: balena kbira Arabo: Hout
adi, Hircol (Algeria) Giapponese: Hagasu Kujira Inuit (Nord America):
Keporkarnak |
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Migrazioni e ciclo produttivo Il ciclo riproduttivo della Balenottera comune è comunque strettamente legato allo schema stagionale delle sue migrazioni. Dalle acque temperato calde e tropicali, dove si trattiene in inverno e si riproduce, a quelle subpolari, dove si reca in estate per alimentarsi. Ma è questa in realtà uno schema non rigido per il quale esistono diverse eccezioni. Per esempio le Balene comuni del Mediterraneo sembrano essere più numerose proprio in estate mentre le loro conspecifiche nordatlantiche si spostano in acque temperato fredde e sub-polari. Il concepimento avviene in inverno, nelle acque calde delle basse latitudini; dopo un'estate passata in acque fredde per alimentarsi e a fare la scoria di riserve energetiche, la futura madre ritorna al caldo, sul luogo dell'accoppiamento, dove partorisce dopo 11-12 mesi di gestazione. Il neonato poi segue la madre nella sua migrazione estiva verso i poli, alimentandosi del suo ricco latte (circa 100 kg al giorno). Lo svezzamento avviene intorno ai 6 mesi, quando la piccola Balenottera, cresciuta al ritmo strabiliante di 60 kg di peso e 3 cm di lunghezza al giorno, ha raggiunto la lunghezza di 12 m e il peso di oltre 13 tonnellate. La maturità sessuale delle Balenottere comuni viene raggiunta alla lunghezza di circa 18 m, tra gli 8 e i 12 anni di età. La sua longevità, la più elevata tra i Cetacei, si aggirerebbe tra i 90 e i 100 anni. |
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Habitat La Balenottera comune è un cetaceo prevalentemente pelagico: vive, cioè, in mare aperto, lontano dalla costa, in acque profonde al di fuori della piattaforma continentale. Nei mari italiani la Balenottera comune è stata osservata in zone dove la profondità media era superiore ai 2200 m, e ad una distanza media dalla costa di 44 km. Questo tuttavia non le impedisce di recarsi, all'occorrenza, in acque costiere e addirittura di addentrarsi in baie canali tra isole, per particolari motivi, soprattutto alimentari. |
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Produzione di suoni II repertorio acustico delle
Balenottere comuni è costituito da vocalizzazioni, quasi tutte di frequenza
talmente bassa da risultare per lo più inudibili per l'uomo: 1 ) suoni ad
impulsi con i valori di frequenza più alta riscontrati in questa specie (da
40 a 75 Hz), usati per comunicare con i compagni più vicini; 2) suoni ad
impulsi isolati a bassa frequenza (20 Hz), presumibilmente per comunicazione
anche a vasto raggio; 3) suoni ad impulsi di bassa frequenza (20 Hz),
prodotti nella stagione riproduttiva, organizzati in complesse sequenze
della durata di diverse ore, non molto dissimili dal più noto canto della
Megattera e con funzione di display nel corteggiamento; 4) brontolii
irregolari di varia frequenza, sempre inferiore ai 30 Hz, probabilmente
associati a situazioni allarmanti, per esempio quando un'imbarcazione si
avvicina troppo; 5) suoni idrodinamici, ad impulsi secchi e brevissimi,
quasi certamente non causati da deliberate vocalizzazioni della Balenottera,
bensì dal suo rapido spostamento in acqua mentre va a caccia di pesci. Sono
forse questi ultimi i suoni che fungono da richiamo per le altre Balenottere
comuni sul luogo del pasto. |
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Comportamento sociale Un tempo si riteneva che le Balenottere comuni, al pari degli altri Misticeti, fossero monogame e che penante si instaurasse un legame stabile all'interno della coppia. È oggi generalmente ritenuto che le strutture sociali dei Misticeti siano assai meno complesse e stabili di quelle degli Odontoceti, e la Balenottera comune non fa eccezione. Si può affermare che in questa specie il legame più duraturo è quello che si forma tra la madre e il suo piccolo: legame che comunque è destinato ad allentarsi, se non addirittura a sciogliersi, dopo lo svezzamento. Il fatto che la Balenottera comune non abbia legami duraturi con i propri simili non significa, tuttavia, che si tratti di specie solitaria, poiché non è infrequente osservare gruppi composti da 6-7 esemplari. In realtà su quest'argomento se ne sa ancora molto poco, e non è per nulla escluso che future ricerche faranno mutare l'opinione corrente in materia. È possibile, per esempio, che questi animali possano mantenersi in contatto acustico nel raggio di svariati chilometri, e che pertanto il concetto di branco, inteso come un gruppo di animali che si mantengono e si spostano vicini e coordinati, debba essere opportunamente modificato per quel che riguarda i grandi Mammiferi del mare. Per il momento si può affermare solo che le aggregazioni di Balenottere comuni appaiono per lo più motivate da occasionali circostanze di comune interesse per gli individui coinvolti, come per esempio una concentrazione di cibo, oppure la presenza di femmine in estro. Ma le vere regole di questa socialità, se ci sono, non sono ancora state scoperte.
In Mediterraneo le Balenottere comuni vengono
avvistate solitarie o in gruppi con un massimo di 6 esemplari.
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Nuoto Le Balenottere comuni sono trai più veloci tra i grandi Misticeti, potendo superare i 20 nodi (37 km/h). Come tutti i Cetacei, la Balenottera comune segue d'abitudine un'alternanza tra nuoto di superficie e nuoto in immersione che è abbastanza tipica della specie. La fase di superficie, durante la quale la Balenottera nuota mantenendosi di poco sotto il pelo dell'acqua, dura in genere pochi minuti (2-3) e comporta una serie (4-8) di atti respiratori (accompagnati o no da soffi visibili). Nel corso di ognuno di questi emerge per primo - nell'attimo del soffio - lo sfiatatoio (raramente l'estremità del muso), poi la porzione superiore del dorso con la pinna dorsale, il cui apice è l'ultima parte del corpo della Balenottera a scomparire prima dell'atto respiratorio successivo. L'ultimo soffio della serie, in genere prodotto con maggior vigore degli altri, è accompagnato da un vistoso inarcarsi del dorso (sgroppata) accentuato da un marcato sollevamento della pinna dorsale e di parie del peduncolo caudale sopra la superficie. Ciò è dovuto all'abbassamento deciso del capo e del tronco della Balenottera, che abbandona la superficie per iniziare l'immersione. La coda non viene quasi mai sollevata fuori dall'acqua, e pertanto non viene mostrata. Le codate propulsive vicino alla superficie, e soprattutto l'ultima, provocano dei vortici di forma circolare (le cosidette impronte della Balenottera), del diametro di 7-8 m, che permangono in quella posizione talvolta alcuni minuti. Terminata la fase di superficie inizia quella di immersione, che dura, in genere, dai 5 ai 15 minuti. Le Balenottere in genere si immergono di poche decine di metri e per una decina di minuti, anche se di certo possono superare i 355 m di profondità e i 26 minuti di apnea. Ogni tanto, anche se molto di rado, può capitare di vedere una Balenottera comune saltare quasi interamente fuori dall 'acqua. |
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La Balenottera comune è molto più abbondante nei bacini occidentale e centrale del Mediterraneo che in quello orientale, dove essa sembra comparire soltanto sporadicamente. Nei mari italiani essa è particolarmente frequente in estate nel Mar Ligure occidentale, nel Mar di Corsica e nella porzione settentrionale del Mar di Sardegna: tutte regioni nelle quali, insieme alla Stenella striata, è il cetaceo più facilmente avvistabile nella stagione calda. È presente, anche se meno frequente, nel Tirreno e nello Ionio; recentemente se ne sono avvistati esemplari con una certa regolarità al largo delle coste ioniche della Sicilia e della Calabria, e al largo delle isole della Grecia ionica. Nelle basse acque dell'Adriatico e del Canale di Sicilia questa specie è, al contrario, assai rara e accidentale. Recenti ricerche basate sulla comparazione del DNA mitocondriale tra Balenottere comuni atlantiche e mediterranee hanno rivelato che queste ultime sono geneticamente distinguibili dalle prime, e pertanto da esse riproduttivamente isolate. Tale ritrovamento fornisce convincente supporto all'ipotesi che la popolazione mediterranea di Balenottere comuni sia endemica di questo mare, e qui residente in permanenza. Restano ancora da conoscere molti aspetti sull'ecologia di questa popolazione di Balenottera comune così "atipica", che durante l'estate si raduna nelle zone più produttive del Mediterraneo (e.g. Mar Ligure, Mare Ionio) per alimentarsi, mentre si può presumere che durante l'inverno cioè durante la stagione riproduttiva - si diffonda su più vaste aree all'interno del bacino. Tale ipotesi è rafforzata dalla recente scoperta che anche le Balenottere comuni dell'Atlantico settentrionale durante l'inverno si sparpagliano su un'area oceanica vastissima, mantenendosi tra loro in contatto acustico anche a grande distanza mediante potenti vocalizzazioni a bassa frequenza.
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