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"Music for Dolphins" nasce con l'idea di offrire della musica, anziché rumore, a balene e delfini, prendendo ispirazione dalla mitologia greca e da Arione, uno dei figli di Poseidone, maestro nell'arte di suonare la lira, che fu salvato in mare da alcuni delfini, messaggeri del Dio Apollo. I marinai che lo dovevano riportare a Corinto volevano ucciderlo e derubarlo, ma gli concessero la possibilità di cantare un’ultima volta.  I delfini, attratti dalla bellezza della sua melodia, accorsero nei pressi dell’imbarcazione. Arione si gettò in mare, un delfino lo raccolse e lo portò sul dorso fino al capo Tenaro. La Lira di Arione e lo stesso delfino che gli aveva salvato la vita furono trasformati in costellazione da Apollo.

 

L’influenza dell’inquinamento acustico sui Cetacei

 

Gli spiaggiamenti di Cetacei non sono certo un fenomeno nuovo, ma il verificarsi di episodi particolarmente cruenti nelle acque degli oceani, come avvenuto, ad esempio, sull'isola Stewart in Nuova Zelanda, teatro, nel 1998 e nel, 2001del “suicidio di massa” rispettivamente di 360 e 159 e balene. ha spinto scienziati, etologi ed ambientalisti a cercare motivazioni concrete, spiegazioni che giustifichino tali avvenimenti.
Si tratta di un comportamento volontario, di un fenomeno “ naturale”, cioè causato da un errore di valutazione dell’animale, o di un’alterazione del loro meccanismo di ricognizione a ultrasuoni, prodotta dall’attività umana, a disorientarli?

Il grido di allarme è partito in seguito ad una ricerca condotta in occasione dell’ennesimo spiaggiamento. I biologi inviati dal Marine Fisheries Service per effettuare le autopsie sugli sfortunati esemplari, trasportati dalle correnti sulle spiagge delle Bahamas, hanno rilevato emorragie intorno alle ossa del sistema cerebrale e uditivo dei Cetacei, dimostrando le responsabilità dell’inquinamento acustico in quei casi di spiaggiamento. In particolare, dopo un anno di lavori, la commissione, formata dall’agenzia e dalla Marina statunitense, ha stabilito che gli animali si erano arenati a causa del disturbo provocato dalle navi della marina, impegnate in trasmissioni radar di esercitazione nei dintorni.
L’episodio pare ancora più preoccupante se si considera che in tale occasione i sonar della marina utilizzavano frequenze medie, mentre il Surtass,
(Surveillance Towed Array Sensor System), nuovo sistema di monitoraggio nella caccia ai sottomarini, trasmette a bassa frequenza e, se verrà approvato, interesserà l’ottanta per cento delle acque mondiali.
Scienziati ed ambientalisti evidenziano le disastrose ricadute ambientali del programma di esperimenti sonar, sicuri che se la Marina porterà avanti il progetto migliaia e migliaia di balene e delfini verranno assordati e probabilmente finiranno spiaggiati.
 

La questione ha riportato tragicamente alla ribalta le problematiche legate all’inquinamento acustico, ma non è certo solo questo tipo di attività a preoccupare e mettere in pericolo la sopravvivenza di balene e delfini. Sperimentazioni militari, intenso traffico di navi, nonché la crescente industria del whale watching, spesso condotta abusivamente e senza alcuna regola,  interferiscono su attività vitali per i Cetacei, come il reperimento di cibo, le comunicazioni, la navigazione e l’allevamento dei piccoli e permettono di paragonare la vita in mare “alla situazione dell’uomo, che vive in un mondo sempre più pieno di smog”, come spiega Lindy Weilgart, esperta di bioacustica alla Dalhousie University di Halifax, Nova Scotia. 

 

 

La comunicazione acustica nei Cetacei

 

E’ la Bioacustica la scienza che si occupa di studiare le emissioni sonore degli animali, di comprendere come questi comunichino e come tali emissioni vengano utilizzate per la percezione dell’ambiente che li circonda e la comunicazione intraspecifica.
Per ascoltare e registrare i suoni sottomarini si utilizzano gli idrofoni, speciali microfoni in grado di funzionare in ambienti ad alta pressione come le profondità marine.
Gli impulsi elettrici, elaborati da un amplificatore, vengono poi registrati da un apparecchio digitale per consentire la successiva analisi delle vocalizzazioni.
Gli idrofoni, se utilizzati seguendo diverse geometrie, possono fornire informazioni anche circa la direzione e la distanza di provenienza dei suoni, elemento fondamentale per la comunicazione animale in acqua, mezzo dove le onde sonore si diffondono per chilometri, coprendo anche notevoli distanze.
E’ la particolare struttura anatomica dei Cetacei a permettere loro di comunicare anche a notevoli distanze ed avere una esatta percezione dell’ambiente che li circonda, anche in assenza di luce - nella maggior parte dei mari la radiazione luminosa non penetra oltre alcune decine di metri e la trasparenza dell'acqua spesso non raggiunge neppure queste profondità.

I Cetacei hanno infatti sviluppato enormemente le loro capacità di emissione e di ricezione sonora: il sistema respiratorio consente loro di produrre suoni senza emettere aria mentre le particolari strutture anatomiche consentono di amplificare e di dare una precisa direzione ai suoni e sono dotati di un udito estremamente acuto, sensibile a sequenze più alte di oltre tre ottave rispetto a quelle udibili dall’uomo. Inoltre l’area cerebrale legata all'acustica appare molto estesa e supportata da una struttura che permette ai Cetacei una percezione precisa nell'acqua, impossibile per qualsiasi altro mammifero terrestre.   La comunicazione acustica tra i cetacei si avvale di una vasta gamma di suoni, da quelli più gravi e brevi prodotti dalle balenottere - sequenze di suoni puri, costituite da singoli "lamenti", della durata di circa un secondo ciascuno, ripetuti in serie di durata variabile che variano leggermente di nota e si attestano attorno a poche decine di hertz – a quelli tipici dei Delfini - ad alta frequenza, e non in grado di coprire grosse distanze. 

Gli impulsi sonori emessi dai Cetacei, per lungo tempo classificati dai tecnici acustici delle navi come anomalie acustiche dovute ad attività geologiche sottomarine o disturbi provocati a fini militari, possono coprire distanze anche superiori ai 1500 km.
Secondo i ricercatori, i suoni prodotti dai Cetacei vengono convogliati in una sorta di "canale sonoro profondo", che ne garantisce la propagazione su grandi distanze, anche quando si tratta di impulsi a bassa energia. Le interferenze che "sporcano" il segnale su distanze tanto vaste non sembrano costituire un problema per gli animali che producono quel particolare tipo di impulsi, pare quindi che il notevole sviluppo del loro cervello (che possiede circonvoluzioni sulla neocorteccia simili a quelle umane) assicuri le capacità specifiche per "ripulire" dai disturbi ed analizzare i messaggi.
Tutti i cetacei emettono suoni ad altissima frequenza mentre solo alcune specie producono suoni a bassa frequenza, quasi sicuramente usati per la comunicazione.
Gli impulsi ad altissima frequenza, (fino a 20.000 Hz), costituiscono la base del sonar, sistema che, grazie all'emissione di suoni direzionali e al successivo ascolto dell'eco proveniente dall'oggetto colpito, consente al cetaceo di ottenere un'immagine acustica (ecolocalizzazione) dell'oggetto indagato tanto più precisa quanto minore è la lunghezza d'onda dell'impulso emesso. Notevoli sono le differenze riscontrate nel sistema sonar delle varie specie, probabilmente dovute alle diverse necessità cui deve far fronte: per predatori come i Delfini l'ecolocalizzazione deve essere accurata per permettere di individuare con precisione pesci anche piccoli, nei confronti dei quali gli impulsi emessi, se sufficientemente intensi e focalizzati, possono avere come effetto persino uno stordimento temporaneo, che favorisce il predatore. Le balenottere, al contrario, non hanno bisogno del sonar per localizzare le prede, ma più probabilmente per avere informazioni sulla topografia sottomarina e mantenere la giusta rotta nel corso delle loro lunghissime migrazioni.

Resta ancora da chiarire la relazione tra questi due tipi di emissioni sonore mentre la stessa varietà di linguaggi riscontrata lascia spazio a numerosi interrogativi sulla comunicazione acustica ed in particolare sui suoi scopi, sulle modalità di attuazione e potenzialità: serve per segnalare la presenza di cibo, di un possibile partner o di un pericolo, oppure per mantenere il contatto tra compagni di branco anche molto lontani? E’ possibile per due individui dialogare, scambiare informazioni, riconoscersi attraverso i suoni? Qual è la distanza effettivamente coperta dal segnale e quali le differenze per le varie specie?

 

Un esempio della varietà di vocalizzazioni prodotte dai Cetacei e del loro adattamento a scopi specifici proviene dal Sottordine degli Odontoceti, capaci di sviluppare una gamma di suoni che va dalle frequenze appena udibili fino agli ultrasuoni. Può accadere così di udire un “click”, impulso sonoro isolato di durata molto breve, un fischio o una vera e propria sequenza di impulsi. Gli studi dimostrano che i click consentono l’ecolocalizzazione: vengono infatti diretti su di un bersaglio con una periodicità tale da consentire all’eco prodotta di tornare nello spazio intercorrente tra due emissioni successive per stimare distanza, direzione e velocità di una possibile preda. I caratteristici fischi o “whistle”, variamente modulati e di maggior durata, o i “treni di click”,  cioè particolari sequenze di impulsi molto ravvicinati tali da sembrare un unico evento sonoro prodotto da un singolo individuo, vengono utilizzati dai Cetacei per la comunicazione intraspecifica e per la mediazione delle relazioni tra individui.

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