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L’influenza dell’inquinamento acustico sui Cetacei
Gli spiaggiamenti di Cetacei non sono certo un fenomeno nuovo, ma il verificarsi
di episodi particolarmente cruenti nelle acque degli oceani, come avvenuto, ad
esempio, sull'isola Stewart in Nuova Zelanda, teatro, nel 1998 e nel, 2001del
“suicidio di massa” rispettivamente di 360 e 159 e balene.
ha spinto scienziati,
etologi ed ambientalisti a cercare motivazioni concrete, spiegazioni che
giustifichino tali avvenimenti.
Il grido di allarme è partito in
seguito ad una ricerca condotta in occasione dell’ennesimo spiaggiamento. I
biologi inviati dal
Marine Fisheries Service per effettuare le autopsie
sugli sfortunati esemplari, trasportati dalle correnti sulle spiagge delle
Bahamas, hanno
rilevato emorragie
intorno alle ossa del sistema cerebrale e uditivo dei Cetacei,
dimostrando le responsabilità dell’inquinamento acustico in quei casi di
spiaggiamento.
In particolare, dopo un anno di lavori, la commissione, formata dall’agenzia e
dalla Marina statunitense, ha stabilito che gli animali si erano arenati a causa
del disturbo provocato dalle navi della marina, impegnate in trasmissioni radar
di esercitazione nei dintorni. La questione ha riportato tragicamente alla ribalta le problematiche legate all’inquinamento acustico, ma non è certo solo questo tipo di attività a preoccupare e mettere in pericolo la sopravvivenza di balene e delfini. Sperimentazioni militari, intenso traffico di navi, nonché la crescente industria del whale watching, spesso condotta abusivamente e senza alcuna regola, interferiscono su attività vitali per i Cetacei, come il reperimento di cibo, le comunicazioni, la navigazione e l’allevamento dei piccoli e permettono di paragonare la vita in mare “alla situazione dell’uomo, che vive in un mondo sempre più pieno di smog”, come spiega Lindy Weilgart, esperta di bioacustica alla Dalhousie University di Halifax, Nova Scotia.
La comunicazione acustica nei Cetacei
I Cetacei hanno infatti sviluppato enormemente le loro capacità di emissione e di ricezione sonora: il sistema respiratorio consente loro di produrre suoni senza emettere aria mentre le particolari strutture anatomiche consentono di amplificare e di dare una precisa direzione ai suoni e sono dotati di un udito estremamente acuto, sensibile a sequenze più alte di oltre tre ottave rispetto a quelle udibili dall’uomo. Inoltre l’area cerebrale legata all'acustica appare molto estesa e supportata da una struttura che permette ai Cetacei una percezione precisa nell'acqua, impossibile per qualsiasi altro mammifero terrestre. La comunicazione acustica tra i cetacei si avvale di una vasta gamma di suoni, da quelli più gravi e brevi prodotti dalle balenottere - sequenze di suoni puri, costituite da singoli "lamenti", della durata di circa un secondo ciascuno, ripetuti in serie di durata variabile che variano leggermente di nota e si attestano attorno a poche decine di hertz – a quelli tipici dei Delfini - ad alta frequenza, e non in grado di coprire grosse distanze.
Gli impulsi sonori emessi dai
Cetacei, per lungo tempo classificati dai tecnici acustici delle navi come
anomalie acustiche dovute ad attività geologiche sottomarine o disturbi
provocati a fini militari, possono coprire distanze anche superiori ai 1500 km.
Resta ancora da chiarire la relazione tra questi due tipi di emissioni sonore mentre la stessa varietà di linguaggi riscontrata lascia spazio a numerosi interrogativi sulla comunicazione acustica ed in particolare sui suoi scopi, sulle modalità di attuazione e potenzialità: serve per segnalare la presenza di cibo, di un possibile partner o di un pericolo, oppure per mantenere il contatto tra compagni di branco anche molto lontani? E’ possibile per due individui dialogare, scambiare informazioni, riconoscersi attraverso i suoni? Qual è la distanza effettivamente coperta dal segnale e quali le differenze per le varie specie?
Un esempio della varietà di vocalizzazioni prodotte dai Cetacei e del loro adattamento a scopi specifici proviene dal Sottordine degli Odontoceti, capaci di sviluppare una gamma di suoni che va dalle frequenze appena udibili fino agli ultrasuoni. Può accadere così di udire un “click”, impulso sonoro isolato di durata molto breve, un fischio o una vera e propria sequenza di impulsi. Gli studi dimostrano che i click consentono l’ecolocalizzazione: vengono infatti diretti su di un bersaglio con una periodicità tale da consentire all’eco prodotta di tornare nello spazio intercorrente tra due emissioni successive per stimare distanza, direzione e velocità di una possibile preda. I caratteristici fischi o “whistle”, variamente modulati e di maggior durata, o i “treni di click”, cioè particolari sequenze di impulsi molto ravvicinati tali da sembrare un unico evento sonoro prodotto da un singolo individuo, vengono utilizzati dai Cetacei per la comunicazione intraspecifica e per la mediazione delle relazioni tra individui. |