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Per ogni balena uccisa cancelliamo un pezzo del nostro futuro.

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BATTIBALENO contribuisce al "RAPPORTO NAZIONALE sulle ATTIVITÀ DI RICERCA sui Cetacei" per la Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC, International Whaling Commission)

Il  rapporto costituisce uno strumento attraverso il quale i Paesi  che fanno parte di questa commissione informano i ricercatori del CS IWC (oltre 250 ricercatori di tutto il mondo)

delle proprie attività di ricerca.
 

BATTIBALENO collabora con  I.S.P.R.A. Istituto Superiore per protezione e la ricerca ambientale (ex APAT) per la definizione di un protocollo di monitoraggio sui Cetacei in Italia.

 

 

PROGRESS REPORTS 2007

http://www.iwcoffice.org/_documents/sci_com/SCRepFiles2007/Annex Q Final.pdf

 

PROGRESS REPORTS 2006

Rapporto Nazionale delle ricerche sui cetacei, (pdf file) Progress Report  -annex- (pdf file)

 

PROGRESS REPORT 2005

The 2005 National Progress Reports submitted to the Scientific Committee meeting in Ulsan (downloadable pdf file)

 


 


L'invenzione del cannoncino lanci arpione nel 1868, ad opera del norvegese Sven Foyn, da il via all'industria della caccia alle balene.  Iniziò così un epoca di caccia dura e spietata che continua ancora oggi. Negli anni venti le navi-officina si moltiplicarono e nel 1938 si raggiunse il numero record di 54.835 catture. Negli anni a seguire, dopo la seconda guerra mondiale, a causa del cosiddetto "overfishing", l'industria della caccia alla balena si dovette rivolgere verso specie di taglia più piccola come balene blu, balenottere e capodogli. I cetacei di ogni specie sono minacciati d'estinzione. Solo nell'Antartico, secondo uno studio dello scorso anno della Commissione baleniera internazionale resterebbero meno di 1000 balene blu, 2000 balenottere comuni e 3000 capodogli. Lo studio riferisce anche che varie specie di balene sono completamente scomparse mentre all'inizio del secolo scorso ne esistevano centinaia di migliaia di rappresentanti di ciascuna. Una mattanza che tra proteste, moratorie, leggi permissive, prosegue comunque implacabile da anni.
 

ALTRE MINACCE  PER I CETACEI SONO RAPPRESENTATE DA

 

LE RETI  DA PESCA ogni anno, nel mondo, finiscono nelle reti da pesca 300 mila cetacei

LE COLLISIONI Tra i principali nemici delle balene ci sono le navi: solo nel Mediterraneo il 15,5% dei cetacei è stato ucciso in questo modo

L' INQUINAMENTO I sistemi immunitari e riproduttivi delle balene sono minacciati da veleni come Pcb (policloruro bifenili) e Ddt I

 

Negli ultimi anni anche la "ricerca scientifica" e sonar militari  tra le principali cause di morte di migliaia di cetacei (L' inquinamento acustico dei sonar causa danni fisiologici ai cetacei e provoca il loro disorientamento).

 


Per capire meglio

La International Whaling Commission (IWC) venne istituita nel 1946 per "garantire la conservazione delle popolazioni di balene in modo da permettere lo sviluppo dell’industria della caccia". A quell’epoca, la caccia indiscriminata aveva già decimato diverse popolazioni di grandi balene. La balena grigia, la balena della Groenlandia e la balena franca erano infatti considerate specie commercialmente estinte. Questa situazione perdurò fino a quando nel 1982, i membri dell’IWC votarono l’introduzione di una moratoria sulla caccia commerciale, entrata in vigore nel 1986.

 

E’ proprio nella Convenzione IWC (Commissione Baleniera Internazionale), la scappatoia che permette agli stati di cacciare balene per legittimi scopi scientifici. Norvegia e Giappone, che sono, a tutt’oggi, gli unici due paesi che hanno industrie baleniere, aggirano il divieto di commercio riguardo alle loro attività di cacciatori di frodo, sviluppando dei registri del DNA per tutte quelle balene catturate entro le quote da loro stessi stabilite, in modo che la carne di balena sul mercato possa essere controllata per verificare se proviene dalla loro caccia “regolare”.
 

Alcuni Paesi come per esempio il Giappone e la Norvegia, non rispettano il divieto sul commercio internazionale di carne di balena come stabilito dalla CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora). A tutt’oggi più di 150 paesi fanno parte del trattato CITES.  Giappone e Norvegia hanno ripetutamente chiesto alla CITES di spostare le balene ad una categoria più bassa di protezione (Appendice II) che permetterebbe un traffico commerciale.  E ripetutamente, le Parti della CITES hanno rifiutato questa proposta.

 

Non si riesce a trovare una strada per far progredire l'IWC a favore della tutela delle balene: l'ingresso di nuovi paesi all'interno dell'IWC potrebbe far uscire la gestione delle balene dallo status-quo e portare nuova linfa vitale capace di smuovere decisioni importanti come l'istituzione di nuovi santuari per le balene, l'eliminazione della cosiddetta caccia scientifica che ha consentito al Giappone di cacciare, dal 1986 fino ad oggi migliaia di balene, comprese alcune specie  fortemente minacciate, come , per esempio,  la Balenottera boreale.

 

“Delle 80 specie di cetacei esistenti nel mondo, 13 sono considerate minacciate dall’ IUCN (Unione Mondiale della Conservazione) ma per ben 39 specie non vi sono dati sufficienti di conoscenza”.

Da sempre il Giappone desidera riaprire la caccia su larga scala ed in quest’ottica ha intrapreso una serie di iniziative volte alla rimozione della moratoria.

 

Sottolinea Giuseppe Notarbartolo di Sciara, uno dei massimi esperti di cetacei …”Per salvare i cetacei, giganti estremamente fragili anche per la loro bassa natalità”, suggerisce Notarbartolo vanno create aree protette marine, grandi santuari d'alto mare come quello istituito nel Mar Ligure, e lo stop immediato alla caccia, un'attività assolutamente anacronistica”.


 

MORATORIA AGGIRATA - Tokyo aveva abbandonato la caccia commerciale alle balene nel 1986 in ottemperanza ad una moratoria internazionale, ma dall'anno dopo ha dato inizio ad un programma di ricerca, che non è altro che una caccia commerciale mascherata, per rifornire i mercati del pesce e i ristoranti del Paese, dove la carne di balena è molto ricercata. «La caccia alle balene non può essere giustificata da presunte motivazioni di scientifiche». Il Giappone, una delle nazioni più avanzate al mondo in termini di progresso tecnologico, si ostina a uccidere ogni anno centinaia di balene utilizzando nel XXI secolo metodi scientifici  degli anni '40". Esistono tecniche di studio non letali che permettono di conoscere in modo essenziale le caratteristiche di questi mammiferi e che danno risultati migliori di quelle usate dai giapponesi.  Secondo queste moderne procedure sono sufficienti piccoli campioni cutanei del mammifero per studiare la natura delle balene. Questo campione si può prelevare facilmente, attraverso l'uso di una freccetta da biopsia, senza togliere la vita ai mammiferi.

 

TECNICHE MODERNE  Per la cronaca il Giappone impiega la "Whalegrenade 99": una cartuccia d'acciaio di 5 cm, contenente 20 gr. di esplosivo penthrite che viene sparata da un cannone. Quando penetra nella balena, esplode creando temperature di alcune migliaia di gradi e la balena muore in 2 o 3 minuti.