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LA STORIA

 

I CETACEI DEL MEDITERRANEO

 

LA BALENA

 

STORIA DEL SANTUARIO DEI CETACEI (Il Progetto PELAGOS)


Nel linguaggio della conservazione "Santuario" è una categoria precisa di area protetta, adibita alla tutela di località specifiche o di habitat essenziali alla sopravvivenza o al benessere di singole specie di viventi, o di fauna residente o migratoria, avente interesse nazionale o globale (UNEP, 1980).

Il giorno 22 marzo 1993 i rappresentanti dei Ministeri dell'Ambiente di Francia e Italia e il Ministro di Stato del Principato di Monaco firmarono a Bruxelles una Dichiarazione relativa all'istituzione di un Santuario Mediterraneo per i Mammiferi Marini. Si trattava dell'atto conclusivo di un processo iniziato anni prima, risultato dello sforzo congiunto di un grande numero di persone, provenienti dalle organizzazioni e dagli ambienti piú disparati. Ormai un meccanismo di grande respiro si è messo in moto, e difficilmente si riuscirà a fermarlo.

Il tratto di mare interessato dal Santuario è una porzione del Mediterraneo estremamente ricca di vita pelagica, e senz'altro la piú importante dell'intero bacino dal punto di vista delle popolazioni di cetacei che esso ospita. Questo fatto, tuttavia, non rappresenta una grande novità. Già ai tempi dei romani il tratto di costa compreso tra Albenga e Ventimiglia era noto con il nome di "Costa balenae" e le segnalazioni di spiaggiamenti di grandi cetacei in questa regione non erano rare nei secoli passati. Ma la vera consapevolezza delle caratteristiche di alta produttività della porzione nordoccidentale del Mediterraneo, e in particolare del bacino corso-ligure-provenzale è di recente data. l'Istituto Tethys iniziò una serie di ricerche sui cetacei nel bacino corso-ligure-provenzale, dalle quali apparve chiaramente, in termini di frequenza di avvistamento di cetacei, la netta superiorità di quest'ultima regione su tutti i restanti mari d'Italia. Da allora, ricerche successive hanno messo a fuoco con maggior precisione le conoscenze scientifiche della zona interessata. Le campagne oceanografiche condotte a partire dal 1991 dall'Istituto di Zoologia dell'Università di Genova, rivolte allo studio della catena alimentare di mare aperto e in modo particolare alla correlazione tra la presenza di balenottere comuni e quella delle loro principali prede planctoniche e le ricerche svolte dal Centro di Bioacustica dell'Università di Pavia sul comportamento acustico dei cetacei del Mar Ligure.

In un mondo che cambia cosí rapidamente e sul quale l'impatto negativo di azioni umane incontrollate si va facendo sempre piú visibile in tutti i campi, non è piú possibile nascondersi dietro alla scusa fatalista del giogo posto dalle leggi vigenti, spesso totalmente obsolete e inadeguate. Se in Mediterraneo la legislazione internazionale non offre sufficienti garanzie di tutela del bene comune dell'ambiente, la diagnosi non può essere che chiara e impietosa: le regole vanno cambiate. L'idea provocatoria che andava facendosi strada sulla spinta delle considerazioni fin qui enumerate consisteva dunque nel proporre l'istituzione di un regime di protezione per i cetacei nel bacino corso-ligure-provenzale, sia in acque nazionali che in acque internazionali, che li mettesse al riparo dagli innumerevoli insulti arrecati all'ambiente dalle attività umane. Questa idea fu battezzata con il nome di Progetto Pelagos.

In queste acque si possono trovare balenottere comuni, migliaia di stenelle e altri cetacei come i grampi, i capodogli, i tursiopi, i globicefali, i delfini comuni, le orche, gli zifi, le balenottere minori, le pseudorche.


Costatata la presenza di un'altissima concentrazione di cetacei nel mare Mediterraneo e particolarmente nel bacino Occidentale, l''iniziativa per creare una vasta area protetta nell'alto Mar Mediterraneo è sostenuta dal mondo delle associazioni  (fra cui Battibaleno) e degli istituti di ricerca.

Il lungo iter burocratico che ha condotto alla nascita del Santuario si apre nel 1991, quando L'isituto Thetys presenta il progetto 'Pelagos'. E' la prima proposta per la creazione di un'area d'alto mare di massima protezione per i cetacei del bacino Corso - Ligure - Provenzale, dopo alcuni decreti della Marina Mercantile del '90 e del '91 che avevano istituito una zona di tutela biologica ed il divieto di utilizzo delle reti derivanti nel tratto di mare compreso tra Punta Mesco (confine est ligure), Capo d'Antibes e Capo Corso.

Nel 1993 si ha il primo passo ufficiale per la sua creazione: i rappresentanti dei Ministeri dell'Ambiente d'Italia, Francia e Principato di Monaco firmano a Bruxelles una dichiarazione d'intenti relativa l'istituzione di un Santuario Internazionale dei Cetacei del Mar Ligure.

Il 25 novembre 1999, i Governi d'Italia, Francia, e Principato di Monaco, condividendo le richieste delle associazioni ambientaliste e dei cittadini sensibili, firmano a Roma l'accordo definitivo che sancisce l'istituzione del Santuario, un'area di circa 87.500 km quadrati comprendenti le acque fra Tolone (costa francese), Capo Falcone (Sardegna occidentale), Capo Ferro (Sardegna orientale) e Fosso Chiarone (Toscana).

Nel 2001 il Santuario viene inserito nella lista delle Aree specialmente protette di importanza mediterranea (Specialy Protected Areas of Mediterranean Importance - SPAMIs) prevista dal Protocollo sulle aree specialmente protette e la diversità biologica nel Mediterraneo (Protocollo SPA) della Convenzione quadro per la protezione dell'ambiente marino e della regione costiera mediterranea (Convenzione di Barcellona). Nel febbraio 2002 il Santuario Internazionale per i Cetacei è entrato definitivamente in vigore con la sua ratifica da parte di Italia, Francia e Principato di Monaco. Il Santuario ricopre una superficie di circa 96.000 kmq, costituita da zone marittime situate nelle acque interne e nei mari territoriali dei tre stati, nonché dalle zone di alto mare adiacenti. I suoi limiti sono: ad ovest, una linea che va dalla punta Escampobariou (punta ovest della penisola di Giens: 43°01'70"N, 06°05'90"E) a Capo Falcone, situato sulla costa occidentale della Sardegna (40°58'00"N, 008°12'00"E); ad est, una linea che va da Capo Ferro, situato sulla costa nord orientale della Sardegna (41°09'18"N, 009°31'18"E) a Fosso Chiarone, situato sulla costa occidentale italiana (42°21'24"N, 011°31'00"E). Testo dell'accordo

In tale area, nel rispetto delle legislazioni nazionali, comunitarie ed internazionali, i tre Paesi firmatari si impegnano a tutelare i mammiferi marini di ogni specie e i loro habitat, proteggendoli dagli impatti negativi diretti o indiretti delle attività umane.

L¹obiettivo viene perseguito attraverso:

- l'intensificazione dell'attività contro l'inquinamento di qualsiasi origine che possa avere impatto negativo sugli animali e il loro habitat;
- la soppressione progressiva degli scarichi tossici derivanti da fonti a terra;
- il divieto di catture o turbative intenzionali dei mammiferi marini;
- il divieto di competizioni a motore;
- l'adeguamento alla normativa comunitaria in materia di pesca;
- la regolamentazione delle attività turistiche di osservazione dei cetacei, (whale watching).

- I Paesi firmatari si sono inoltre impegnati a favorire programmi di ricerca scientifica e campagne di sensibilizzazione presso i vari utenti del mare, in particolare per quanto riguarda la prevenzione delle collisioni tra navi e mammiferi marini e la segnalazione di esemplari in difficoltà.

Ministero dell'Ambiente